La fibrosi cistica (FC) è una malattia congenita, cronica, evolutiva, trasmessa con meccanismo autosomico recessivo. E’ una patologia  frequente nella popolazione caucasica: ne è affetto un neonato ogni 2500-2700 nati vivi.
La FC è determinata da alterazioni di una proteina CFTR localizzata nella membrana apicale delle cellule degli epiteli, la cui funzione è quella di regolare gli scambi idroelettrolitici.
Il gene che codifica questa proteina è stato localizzato sul cromosoma 7.
La malattia si manifesta per lo più entro i primi anni di vita, ma a volte i sintomi possono comparire più tardivamente.

La malattia coinvolge numerosi organi ed apparati: l’apparato respiratorio, dalle prime vie aeree al tessuto polmonare, il pancreas nella produzione di enzimi digestivi, il fegato, l’intestino e l’apparato riproduttivo.
Una caratteristica ricorrente tra maschi con Fibrosi Cistica, è l’infertilità associata alla patologia ostruttiva dei vasi deferenti (CBAVD). Questo difetto costituisce cause di sterilità maschile che nel 60% dei casi è riconducibili a mutazioni CFTR.

In Italia la diagnosi avviene oggi nella maggior parte delle Re gioni
1. mediante un’indagine eseguita alla nascita: screening neonatale
2. in seguito con il test definitivo test del sudore
3. mediante test di genetica molecolare

La patologia alla nascita si manifesta quando vengono ereditate due copie del gene CFTR mutato, una dal padre e una dalla madre, entrambi portatori sani del gene.
Un portatore sano possiede una copia normale e una copia mutata del gene CFTR, che può rimanere “silente” per generazioni fino a che non si verifica l’incontro del tutto casuale di due soggetti entrambi portatori.
Quando entrambi i genitori sono portatori sani, vi è il rischio che ciascuno trasmetta il proprio gene mutato al figlio: se questo accade (la probabilità è del 25% ad ogni gravidanza), il figlio nasce affetto da fibrosi cistica. In Italia una persona su 25-30 circa è un portatore sano di fibrosi cistica; una coppia su 625 circa è una coppia di portatori sani.

La condizione di portatore sano è diagnosticabile mediante l’indagine di genetica molecolare, per la quale è necessario il prelievo di un campione di sangue. Dalle cellule viene estratto il DNA, su cui si esegue la ricerca della mutazione del gene difettoso responsabile della fibrosi cistica.

Il test eseguibile presso il nostro laboratorio prevede un pannello di 38 mutazioni (screening 1° livello) che sono le più comuni nella popolazione italiana.

In particolare il pannello da 38 mutazioni ha la capacità di identificare il 77,44% delle mutazioni presenti nella popolazione caucasica.

 

Fonti: fondazione ricerca fibrosi cistica – articoli di CASTALDI G. – THE MOLECULAR GENETIC EPISDEMIOLOGY OF CYSTIC FIBROSIS DEL WHO 2004